La vitamina D3 può rallentare l’invecchiamento biologico

Abbiamo visto già in un video che ha avuto molto successo, l’importanza della vitamina D, probabilmente la più importante delle vitamine ed è qualcosa che va anche al di là dell’effetto che hanno le altre vitamine.

Soprattutto si è visto che la vitamina D aiuta a mantenere un sistema immunitario stabile, efficace, aiuta a spostare il calcio dove deve andare, nelle ossa, nei denti, specialmente se la si assume con la vitamina K, che evita che il calcio vada a finire invece nelle arterie e nelle vene ed ha anche effetti positivi su un sacco di altri meccanismi come, per esempio, la riparazione del DNA.

Uno studio recente, però, ha scoperto che l’assunzione giornaliera di 2000 unità internazionali di vitamina D3 per 4 anni, ha ridotto significativamente l’accorciamento dei telomeri.

L’accorciamento dei telomeri è un indicatore chiave dell’invecchiamento biologico della salute cellulare; abbiamo già visto cosa sono i telomeri: i telomeri sono queste lunghe sequenze di base del DNA, che sono agli estremi della catena del DNA stesso, si trovano all’inizio ed alla fine.

Dobbiamo pensare ai telomeri un po’ come quelli pezzettini di plastica alla fine delle stringhe delle scarpe, che evitano che si sfilaccino tutte.

Essenzialmente, i telomeri, si pensava fossero una cosa inutile, una sequenza di di basi che non codificava per nulla, sono un sistema che sta ad indicare che il DNA appunto è terminato, per un qualcosa che sembra essere un meccanismo di errore, ma magari è un meccanismo per evitare la suddivisione all’infinito delle cellule ad ogni suddivisione cellulare i telomeri si accorciano.

Giunti ad una certa lunghezza la cellula non è più in grado di suddividersi, non è più in grado di operare, questo sembra essere un meccanismo che, o è un errore di progettazione diciamo così, dell’evoluzione, ma è difficile ci siano cose inutili a livello evolutivo, oppure un meccanismo per evitare che una cellula possa andare avanti all’infinito a riprodursi.

Diverse persone ci fanno anche la critica del fatto che, c’è stato uno studio che ha stabilito che, contando quante divisioni cellulari ci sono e di quanto si accorciano i telomeri ogni volta, si potrebbe arrivare al massimo a 120 anni, quindi il limite teorico della vita è 120 anni.

A parte che c’è questa signora francese che è arrivata a 123, quindi il limite magari è 123 e non 120; noi parliamo di 150 come limite possibile che ci sarà in futuro e moltissimi ricercatori in diversi contesti scientifici a cui partecipiamo, parlano tranquillamente di 160-200.

Come si ottiene tutto questo?

Si ottiene per esempio il fatto che è possibile allungare la durata della vita, perché si possono evitare le riduzioni di lunghezza dei telomeri.

Come si possono ridurre?

Con un sacco di sostanze specifiche e con l’attivazione di uno specifico enzima chiamato Telomerasi; la Telomerasi riallunga i telomeri o impedisce che vengano accorciati.

In questo studio si è visto che la vitamina D, la banale e semplice vitamina D, sembra avere un effetto protettivo sull’accorciamento dei Telomeri.

I partecipanti che hanno assunto questi integratore di vitamina D tutti i giorni però, hanno mostrato una riduzione dei telomeri più lenta, rispetto a quelli che hanno assunto un placebo, cioè una sostanza che non faceva niente e questo suggerisce che l’assunzione quotidiana vitamina D aiuta a proteggere dall’invecchiamento cellulare.

Gli acidi grassi Omega-3, che hanno provato anche nel corso di questo studio, sono importantissimi per altre cose per la riduzione per esempio dell’infiammazione continua, l’ inflammaging, questi non hanno mostrato effetti sulla riduzione dei telomeri.

Quindi questo evidenzia un potenziale ruolo di quello che la vitamina D può fare nel sostenere la resistenza della cellula sul lungo termine.

Questo studio è stato pubblicato su “The American Journal of Clinical Nutrition” il 21 maggio 2025 ed era intitolato “Supplementazione di vitamina D3 ed acidi grassi Omega-3 marini e lunghezza dei telomeri dei leucociti”.

Questi, fra l’altro, erano i risultati quadriennali dello studio randomizzato controllato Vital; questo fa parte di uno studio che si chiama: “Vital vitamin D and Omega3 trial” e questo è condotto da ricercatori del Mass General Brigham e del Medical College della Georgia.

Questo è uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo: cosa vuol dire?

Vuol dire che, comunque, si è fatto in modo serio, c’erano dei gruppi di persone che prendevano le sostanze, gruppi che prendevano invece un placebo, cioè una sostanza che non fa nulla e chi prendeva cosa lo sapevano solo i ricercatori.

Essenzialmente perché?

Perché evitiamo l’effetto appunto placebo: è un effetto noto, quando una persona assume un qualche cosa che crede le faccia bene per un effetto psicologico, effettivamente certe volte si vede che migliora la sua vita, guarisce prima dalle malattie quindi, per evitare questo effetto, è necessario fare dei gruppi e ad un gruppo dare la sostanza che stiamo provando e ad un gruppo dare, invece, praticamente acqua fresca, così vediamo le differenze effettive, non quelle che la gente si fa perché ha delle idee nella propria testa.

I partecipanti erano 1054 adulti statunitensi, donne di età maggiore o uguale a 55 anni ed uomini di età maggiore o uguale a 50 anni e questi provenivano da uno studio più ampio, Vital, di cui parleremo che ha coinvolto 25.871 partecipanti.

Ai partecipanti di questo studio è stato assegnato un dosaggio giornaliero di 2000 unità internazionali di vitamina d3, quindi, cosa sono le unità internazionali?

Sono unità di misura della vitamina D, essenzialmente, quindi 2000 unità internazionali non è tantissimo, ma non è neanche poco e la vitamina usata è la D3; ci sono vari tipi di vitamina D, diciamo sempre bisogna prendere la D3 e va assunta con la vitamina K, la K2 Mk7, questo perché?

Perché la vitamina D porta in giro il calcio ed il calcio si può depositare in un sacco di posti, per esempio anche sulle vene e sulle arterie, con la vitamina K si fa sì che vada solo, per esempio, sui denti e sulle ossa dove la vitamina D farà, fra l’altro, questo effetto importante sull’osteoporosi per le donne in menopausa.

Ai partecipanti hanno dato anche un grammo di acidi grassi Omega3 marini, oppure un placebo, appunto, alcuni prendevano solo una cosa in cui non c’era niente dentro.

Questo studio è durato 5 anni e c’è stata la misurazione della lunghezza dei telomeri nei globuli bianchi al basale, si dice, al secondo anno ed al quarto anno.

Basale vuol dire all’inizio, prima di partire insomma, per avere un riferimento, al secondo anno ed al quarto anno dello studio.

I risultati hanno mostrato che l’integrazione di vitamina D3 ha ridotto significativamente la riduzione della lunghezza dei telomeri dei leucociti.

Questo è stato calcolato, ed è stato equivalente, a prevenire quasi 3 anni di invecchiamento biologico, quindi è come se l’orologio biologico, la parte o meno legata ai telomeri, si fosse fermato 3 anni su quattro, quindi non è poco.

L’integrazione invece degli acidi grassi, degli Omega3, non ha mostrato effetti significativi sulla lunghezza dei telomeri, che ricordiamo però, sono importanti per altre cose per l’infiammazione.

La lunghezza dei telomeri è stata misurata utilizzando una cosa chiamata “Quantitative polymerase chain reaction” reazione a catena della polimerasi quantitativa.

Alcuni ricercatori dicono: “ah! Ma non è un modo efficace di fare questo tipo di analisi, è meglio il sistema fish” comunque questa è degna con la quale si può misurare la lunghezza, appunto dei telomeri.

Questo studio quindi ha suggerito che la vitamina D3 aiuti a preservare la lunghezza dei telomeri, rallentando quindi l’invecchiamento biologico e riducendo il rischio di malattie legate all’età.

Forse questo è dovuto al fatto che la vitamina D, oltre a questi ruoli che abbiamo visto sul calcio, contro l’osteoporosi, per il sistema immunitario e tanti altri che abbiamo raccontato nel video specifico, è molto utile anche per il supporto ai meccanismi di riparazione del DNA; se parliamo di telomeri, che sono sequenza del, DNA può darsi che il meccanismo di azione sia simile.

Ovviamente questi risultati sono un po’ specifici per la popolazione testata, perlopiù adulti bianchi e superiori ai 50 anni, quindi potrebbero non essere generalizzabili ad altri gruppi.

Le analisi dei sottogruppi di questi gruppi hanno indicato che gli effetti sono più marcati negli individui che non sono obesi e in quelli che non assumono farmaci per abbassare il colesterolo.

Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.

Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.

Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.

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